Martedì 07 Febbraio 2012
   
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PALAZZO DI VIA PASTORE, UN INCONTRO CHIARIFICATORE

pastore

Il giorno 14 gennaio alle ore 18.00 nella Biblioteca comunale, la 'Lista Insieme' ha organizzato un incontro con i cittadini per informarli sul loro punto di vista sulla questione del famigerato palazzo di via G.Pastore.

L’apertura è stata affidata al sig. Lorenzo Netti che ha brevemente illustrato l’argomento del dibattito e introdotto il sig. Boscia. L’ex sindaco ha trattato la vicenda dalle origini, munito di documenti e atti mostrati tramite diapositive.

Noi abbiamo cercato di riportare, per quanto possibile, l'intero discorso, organizzandolo schematicamente.

In via G.Pastore c’era un giardino di proprietà dei fratelli Lagravinese, i quali nel novembre 1998 presentarono una domanda per ottenere la licenza di costruire su tale terreno, che era pertinenza della casa presente in esso. Allora, l’attività edilizia era regolata dal piano regolatore del 1978, che gestiva le costruzioni del centro storico.

Nel 2001, quando è stato approvato l’attuale Piano Regolatore Generale, tutta questa faccenda ne è entrata a far parte. In quel momento era sindaco il sig. Nicola Madaro e vicesindaco il sig. Vito Leonardo Spinelli (detto Narduccio).

Marzo 1999: la commissione edilizia comunale bocciò il progetto, perché le aree libere del centro storico non sono edificabili e perché il giardino era pertinenza della casa.

2000: i fratelli Lagravinese fecero una promessa di vendita tra loro, per separare il giardino dall’immobile, in modo che risultassero autonomi. Ma il giardino, essendo non edificabile, mantenne questa specificità, e i Lagravinese, giustamente, procedettero nella difesa dei loro diritti. La commissione edilizia chiese un parere legale e, inoltre, ci s’interrogò se fosse compito del capo d’ufficio tecnico o del sindaco rendere l’area edificabile. L’avvocato Lorusso disse che spettava a quest’ultimo.

Febbraio 2000: Il consiglio comunale fece proprio il parere dell’avvocato, e Madaro non derogò perché il progettista del prospetto è suo figlio; e il progetto ritornò in commissione edilizia.

L’architetto Pugliese che nel ’99 non rilasciò la concessione, la riconobbe a condizione che il Comune ottenesse la concessione di una servitù di passaggio che si estendeva da via Pastore a via Dei Caduti di Cefalonia. Questo atto di concessione venne prescritto.

2003: La ditta Nadir (di Mallardi) acquistò dai Lagravinese giardino e progetto. Il giardino era però ancora pertinente dalla casa! Perché il compromesso di vendita tra i fratelli non andò avanti? E perché venne scoperto che in quell’area non era stata mai pagata l’ICI, che fu pagata per la prima volta da Nadir? Ciò significa che l’area non era edificabile.

Marzo 2003: un cittadino, il sig. Antonio Netti, inviò un esposto al sindaco Madaro, alla Procura della Repubblica, alla Sovraintendenza dei beni artistici e storici, lamentando che non era plausibile costruire un palazzo in quell’area. Quindi, il caso era iniziato un anno prima che fosse eletto sindaco Boscia; "di conseguenza non possono rimproverarmi nulla".

2004: il sig. Netti, non avendo avuto alcuna risposta, denunciò nuovamente me, che allora ero sindaco, e la Procura della Repubblica. A questo punto avviai un riesame della pratica. Il tecnico comunale la annullò in autotutela, cioè la ritirò. La controparte si rivolse al TAR per ottenere una revisione, e la ottenne, con motivazione che il tecnico comunale non avrebbe trattato esaurientemente l’interesse pubblico.

Di conseguenza il tecnico successivo ripeté l’operazione esponendo in maniera esaustiva l’interesse pubblico.

Il TAR si espresse e individuò nove profili di illegittimità decretando che non si poteva costruire e che il ricorso doveva essere rigettato.

Novembre 2007: Il Comune e gli interessati, i fratelli e la ditta, si riunirono supportati dai rispettivi legali, cercando di trovare un accordo, mo non si raggiunse.

2008: Il prof. di Pianificazione Urbanistica del Politecnico di Bari, Francesco Selicato, affermò che l’area era non edificabile. "Quindi, Madaro e Narduccio non pensano di essere loro a poter sbagliare?"

Giugno 2008: Il Consiglio di Stato emise la sentenza e ribadì la decisione del TAR, aggiungendo la mancanza di buona fede nell'atto di compravendita dei Lagravinese.

Febbraio 2009: il dirigente dell'Ufficio Tecnico Comunale stabilì la demolizione dello stabile, da effettuarsi entro 90 giorni, altrimenti l'edificio sarebbe passato alla gestione del Comune.

Nello stesso mese Nadir per cercare ancora una soluzione, chiese un colloquio con Boscia, all'epoca sindaco, e alla presenza dei rispettivi avvocati si giunse all’accordo che la ditta avrebbe consegnato una proposta compensativa consistente in:

  • un locale di 70 mq al piano terra del palazzo
  • la donazione di una superficie di 5000 mq, situata vicino allo stabile
  • l’accollo di tutte le spese legali sostenute
  • la conferma della servitù di passaggio.

Questa proposta andò in consiglio comunale il 16/04/09, fu stata approvata all’unanimità, ed fu accolta positivamente anche dall’architetto Pugliese. Comunque la Procura presentò delle denunce tra cui quella al progettista, difeso da l’avvocato Tateo (attuale sindaco), che vi rinunciò per questioni morali. "Ma io dico che c’è un problema morale più grande, a cui un sindaco non può sottrarsi: la difesa dei cittadini."

Novembre 2009: Il gruppo “Insieme” portò il caso in consiglio comunale, per cercare una destinazione pubblica di esso. Ma la maggioranza rigettò la richiesta della lista con la denominazione di ‘voto contrario alla proposta collettiva’ ; "l’architetto Pugliese, che precedentemente aveva dato parere favorevole, in questa occasione lo nega".

"Come si fa a rifiutare in maniera collettiva? Cos’è cambiato dal 16/04/09? Queste sono le cose che risultano misteriose! Per questo motivo il 30/11/09 noi d’‘Insieme’ abbiamo eseguito un atto di diffida ad eseguire quanto previsto dalla legge.

Dicemdre 2009: dopo aver ricevuto la diffida, incontrai il sindaco Tateo, che dopo avermi stretto la mano mi disse che era d'accordo con me nel cambiare l'architetto. Ma non c'erano testimoni!"

30 dicembre: riceviamo un documento firmato da Decataldo, che non rispecchiava affatto ciò che mi aveva espresso il sindaco; infatti diceva che allo stato attuale non si poteva procedere all'acquisizione del palazzo. Ma che l'immobile fosse diventato già possesso del comune, l'avevano annunciato loro stessi nel Consiglio comunale del 23 novembre.

A questo punto non capisco più niente!

Gennaio 2010: abbiamo appreso di un ricorso dei fratelli Lagravinese nei confronti del TAR, in cui lamentano la mancata realizzazione del progetto approvato in Consiglio comunale il 16/04/09."

A questo punto ha preso la parola il sig. Pierpaolo Madaro, progettista e direttore dei lavori dell'opera, e figlio dell'ex sindaco Madaro.

“Sono fiero d'aver progettato e diretto i lavori - ha dichiarato. Il problema non è estetico, ma di collocazione nell'assetto urbano. Personalmente rispetto le sentenze giudiziarie in quanto sono tali anche se non sono d'accordo. Secondo me la vecchia amministrazione riguardo alla questione ha perseguito fini propri, in quanto il sindaco (Boscia, ndr) i cui atti dovrebbero essere pubblici, accessibili a tutti, ha utilizzato dei protocolli riservati; forse pensava di dover venire a contatto con mafiosi! Non sto dicendo che ha assunto un comportamento illegale, ma derivante da una certa attività politica.

Questa situazione è simile a quella del castello: vi sono danni da risarcire.

Io, per educazione personale non faccio nessun esposto alla Procura della Repubblica ma solo al sindaco da cui non ho ricevuto nessuna risposta.  Condivido con il sindaco uscente che in questa storia più di qualcuno si è fatto scappare la mano.

Sono disponibile a incontrare il pubblico se lo riterrà necessario.

Un'ultima cosa: per quanto riguarda quest'immobile si è parlato di business, ma il mio compenso è stato di 37.500 euro, di cui ne ho percepiti 22.500, e il resto non so se lo prenderò. Sono sicuro che la parcelle degli avvocati saranno molto consistenti.

Le possibilità per questione sono che le parti raggiungano una transazione”.

Il dibattito si è concluso con un confronto con i cittadini tramite risposte alle ulteriori domande chiarificatrici espresse.

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