Le festività natalizie sono appena trascorse. Il Carnevale è arrivato. La Candelora è alle porte. C’è chi, però, vive il senso del Natale tutti i giorni dell’anno, non riducendolo soltanto al periodo che va dalla Vigilia all’Epifania.
Questo è ciò che accade in casa Spinelli – costituita dai coniugi Franco Spinelli e Lucia Manzari e dal figlio Leonardo – in cui l’atmosfera del Natale, fatta di solidarietà e amore verso il prossimo, si respira quotidianamente e si concretizza in un simbolo importante della cristianità: il presepe. Ci ha raccontato Franco: “Ogni anno, prima di fine novembre a casa nostra, nell’ampio ingresso-soggiorno, si apre il ‘cantiere’ che dà inizio ai lavori, che durano una quindicina di giorni, e che terminano prima del 13 dicembre (S. Lucia) onomastico di mia moglie”.
La scelta di parlare a fine Gennaio del presepe non è data solo dal voler testimoniare l’antica tradizione – che persiste ancora in alcune famiglie – di mantenerlo intatto fino al 2 febbraio, festa della ‘Candelora’ o della ‘Purificazione’. Ma è data, inoltre, dal voler evidenziare quanta fede e quanta passione c’è in chi, come i coniugi Spinelli, rende la realizzazione del presepio un rituale sacro che va oltre il detto “l’Epifania tutte le feste si porta via’”
È dal 1988 che in casa Spinelli, anno dopo anno, si dà vita il presepe. Il primo era di piccole dimensioni, quello attuale occupa circa 25 m. q. e offre uno spettacolo visivo suggestivo e, nel contempo, spettacolare. L’intera scena tocca nel profondo del cuore, toglie il respiro e rende vivo il credo della famiglia: “A casa nostra non è Natale se non c’è il presepe”.
La realizzazione di questa opera d’arte e di fede vede, in primis, la composizione di una struttura base: “Per questa – ha affermato Franco – vengono impiegati tutti materiali reperibili in casa come pezzi di tavola più o meno grandi, tavoli, tavolini, poltrone, piccoli scaffali, finanche una macchina da cucire. Il tutto viene posizionato ed assemblato immaginando, per grandi linee, un possibile movimento del paesaggio che cambia ogni anno”.
Quest’ultimo si compone di forme rocciose, fontane, fuochi, muschio, piante, pietrisco, laghetti, case ed è illuminato da 1800 lampadine. Le statue che vi trovano posto sono circa 500. “Il compito di posizionarle è di Lucia – continua Franco – che sa abilmente dare un senso alla composizione. Ci sono statue di tutti gli stili, fatte di vari materiali, acquistate nel corso degli anni. Alcune decine di esse sono state fatte più di cinquant’anni orsono, e ad alcune, purtroppo, manca un braccio o una gamba. Per Lucia tutte le statue devono essere presenti nel presepe”.
Oltre alla capanna della Natività, a cui è dedicato tutto il presepe, sono rappresentati anche altri eventi collegati alla nascita del Signore come l’Annunciazione dell’Angelo a Maria, la Strage degli Innocenti, la Fuga in Egitto. C’è, poi, il rione dei vari mestieri (ramai, falegnami, muratori, tessitrici, macellai, ecc.), quello delle osterie, ci sono i pescatori riuniti intorno ai laghi, e tanto altro.
Ma, oltre all’elemento estetico, ciò che di più profondo ha in sé questo presepe è il senso: “Per noi il presepio fatto in casa – ha sottolineato Franco –, indipendentemente dai materiali, dalle tecniche o dalle dimensioni ha sempre il suo grande valore in quanto rappresenta uno stimolo e quasi un invito a ritrovare il senso del vero Natale. Auspicando che, in un mondo così materialistico, accanto ai tradizionali scambi di auguri visite e doni, luminarie ed addobbi, ci sia posto per un rinnovamento e un risveglio della nostra fede attraverso la riscoperta del vero significato del presepio: l’adorazione di Gesù nelle dolci sembianze del Bimbo nella mangiatoia”.
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