Oggi, 21 Marzo, è ufficialmente iniziata la primavera anche se, dal tempo uggioso che ci sta accompagnando, non si direbbe. ‘Primavera’, infatti, è sinonimo di temperature che aumentano, di mandorli e i ciliegi che si tingono di bianco e peschi di rosa, di campagne che divengono quadri animati dai più vividi colori.
Non a caso, legato a questo periodo è il proverbio “Fiure de marze, se iègnene i matarazze” (Fiori di marzo si riempiono i materassi), a evidenziare che quanto più copioso è il numero dei mandorli che fioriscono a marzo – in particolar modo, dei fiori bianchi che ricoprono i loro rami – più sarà abbondante il raccolto. Un raccolto che non colmerà solo i sacchi, ma, addirittura, i materassi.
Sebbene Marzo sia considerato il mese che dà il via primavera, è pur vero che, nell’ambito del ciclo della terra, legato alla civiltà contadina, veniva e viene considerato il mese “pazzo” per eccellenza. Trentuno giorni, infatti, in cui si passa dal sole alla pioggia, dalla neve al cielo sereno, dal vento freddo al tepore delle tipiche giornate primaverili.
“Marze se cange sètte coppele” (Marzo si cambia sette coppole) e “Marze n’ore e n’ore” (Marzo un’ora e un’ora), sono le massime più significative a tal riguardo: sottolineano l’instabilità meteorologica di questo mese, in cui, anche in sessanta minuti, il tempo può variare prospettando così, in una sola giornata, innumerevoli sbalzi di temperatura.
Nel lontano 1987, ad esempio, Marzo, portò con sé la neve. Proprio così, non il calore del timido sole primaverile, ma il freddo più pungente. È per questo che calza a pennello il detto “Ci marze te la vole fa, l’iogne di piete te fasce zembà” (Se Marzo vuole, può farti saltare le unghie dei piedi): in questa immagine delle unghie che saltano dalle dita dei piedi è raccolta l’idea che il freddo di marzo può essere così intenso da danneggiare non solo la natura ma anche il fisico.
C’è poi un proverbio che sostiene il contrario, ovvero: “U sole de marze te tènge come lazze” (Il sole di marzo ti colpisce come una fune). Una giornata “marzaiole” (di marzo) può essere così calda da farti provare e vivere, in anticipo, quella che sarà la canicola estiva.
Insomma una moltitudine di massime che, con veridicità, hanno caratterizzato e ancora caratterizzano la vita contadina; che fanno percepire le ansie, le paure e le credenze legate ad una civiltà completamente immersa nel ciclo uomo-natura; che evidenziano le nostre origini, radicate soprattutto nei più anziani, che dovrebbero essere tramandate alle giovani generazioni, per offrire loro un supporto morale e culturale sempre valido nel tempo.
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