
La valenza simbolica affidata al ramoscello d’ulivo, un tempo, si protraeva sino all’anno successivo (attualmente soltanto gli anziani sono soliti praticare questa usanza): durante i temporali, fuori dall’uscio di casa o nel camino, s’appecciave la palme benedètte (veniva arsa la palma benedetta) ricevuta la domenica delle Palme.
Questo rito, tra sacro e profano, accompagnato da preghiere in rima (Santa Rène benedètte / sobb’o monte stè all’allèrte / ‘ntrenave e ‘nderlambave / Santa Rène nan s’assermave) serviva ad esorcizzare la paura dei tuoni e dei lampi e a mandar via il cattivo tempo (a fa sparèsce u maletiempe) credendo che la cattiva condizione climatica avesse la medesima durata del tempo che impiegava la palma a bruciare.
Legato alla sacralità della palma, inoltre, è il rito, ancora attuale, ti piantare nei campi, la domenica delle Palme, un ramoscello d’ulivo benedetto ai fini di ottenere un copioso raccolto.
Come ci raccontano i nostri nonni, in concomitanza alla consegna della palma veniva pronunciata la frase “Nà la palme e nan te sci scherdanne de farme u servizie” (“Tieni la palma e non scordarti di farmi il servizio”). U servizie corrispondeva alla richiesta di un dono in cambio dell’offerta del ramoscello.
Di fondamentale importanza religiosa è l’adorazione del Santissimo che viene esposto nella Chiesa a partire dal mezzogiorno della domenica delle Palme. È impegno della parrocchia e dei fedeli fare in modo che il Corpo di Cristo non rimanga mai solo sino alle quattro di mattina del martedì, ovvero per quaranta ore.
Sino a cinquant’anni fa, il venerdì che precede la domenica delle Palme, prendeva vita una processione molto sentita e di grande impatto emotivo che preannunciava la Settimana Santa: “I dolori di Maria”.
La statua dell’Addolorata veniva portata in spalla per le vie del paese in cerca del proprio figlio. Una madre straziata dal dolore che cercava disperatamente il frutto del suo amore, seguita da un lungo corteo di fedeli, annunciava la perdita che avrebbe subito di lì a poco. La processione avveniva di sera e offriva, indubbiamente, uno spettacolo suggestivo e nel contempo inquietante che veniva seguito in rigoroso silenzio da chi, dagli usci e dalle finestre delle proprie abitazioni, osservava il cammino senza prenderne parte.
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