Martedì 07 Febbraio 2012
   
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INTERVISTA AL REGISTA ALESSANDRO PORZIO

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Il cortometraggio Tilt del regista Alessandro Porzio conquista altri traguardi.

Dopo essere stato selezionato per la finale della VII edizione del “Laura Film Festival” di Levanto (Sp), eccolo in finale ad altri 3 festival: Festival Internazionale "Con i minuti contati" di Montefalco (PG), il Festival Filmakers al Chiostro e al 1° Festival Internazionale di Cortometraggi On Line di Montepulciano (SI) in cui Tilt è stato selezionato tra oltre 400 opere.

 

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Rilevante la partecipazione al Festival Internazionale di Montefalco (PG) che ha ottenuto il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e quello dell'Ambasciata Francese a Roma e che è stato definito da "Repubblica" come uno dei festival più importanti dell'estate al quale sono pervenute circa 200 opere da tutta Europa, USA, Ucraina, Cina, Tunisia e Argentina.
Abbiamo intervistato il regista per curiosare un po’ sulle sue impressioni, sensazioni e sui suoi progetti futuri.

 

In basso, il trailer del corto che sta riscuotendo così tanto successo in questi festival.

Perché hai scelto di dare il nome “Tilt”al tuo cortometraggio?

“Il titolo TILT non vuole spiegare altro se non il suo vero significato. TILT è inteso come Caos, Disordine, Stati confusionali e Mai fermi.

Noi non usiamo mai dire “la mia testa è in TILT”, lasciamo questo termine a problemi di carattere meccanico… “gli ingranaggi sono in TILT” suona meglio.

Il titolo non è altro che una perfetta fusione tra mente ed “esterno”, un “esterno” che non si sopporta più.

Il TILT mentale è dato da questo, da un rifiuto che è arrivato pian piano, che si è lasciato aspettare fino a diventare ansia, rigetto, strane forme di discriminazione che la mente attua senza che noi stessi ce ne rendiamo conto. Il TILT non lo controlli e di certo non è sempre urla e corse o voglia di scappare. Le esasperazioni delle volte non bastano, servirebbe molto di più”.

Ci sono motivazioni particolari dietro la scelta di realizzare Tilt?

“Avevamo bisogno di un racconto breve che chiudesse un magnifico spettacolo teatrale, forse è questa la vera e primaria motivazione per la quale TILT esiste.

Se così si può dire per un periodo filmico…”

Cosa hai voluto comunicare allo spettatore attraverso le immagini di Tilt?

“Quando abbiamo finito le riprese ed abbiamo guardato l’intero girato abbiamo capito che noi non saremmo riusciti a dire a chi guarda quello che il Video, in prima persona, riesce a dire a noi.

Ci è bastato poco ed abbiamo percepito a quale genere di messa in scena stavamo andando incontro.

Ognuno di Noi, nella sua quotidianeità, ha un proprio TILT, che non è, appunto, passeggiare insieme alla pazzia, bensì, magari… passeggiando da soli  credere che le ringhiere che costeggiano la strada siano sbarre di una prigione ed una volta, captato il reale stato, piangere per la voglia di libertà…”

Perché la tua scelta è ricaduta su Caterina Firinu come unica attrice del corto?

“In realtà è lei che ha scelto me! (Il regista sorride) Il Soggetto è stato scritto insieme a lei. La sceneggiatura insieme ad un grande amico che ora mi tiene il broncio, Andrea Ferrante.

Ma comunque chi conosce la Firinu sa benissimo che è unica nel suo genere.”

Il mare è presente anche in Titl,  hai un legame particolare per questa location?

“Il mare insieme alle panchine nei parchi sono le uniche cose che riescono a farmi sentire molto piccolo rispetto al resto. Avevo bisogno di questo per il personaggio della donna di TILT ed ecco appunto …il mare.”

Cosa si prova ad essere arrivato in finale in altri 3 festival, di cui due internazionali?

“Mi rimanda a maledirmi dicendo: “Potevo fare meglio…”

Ti senti cambiato dal tuo primo lungometraggio “Tutte le volte” ad oggi? Se si, in cosa?

“In Tutte le Volte non avevo ancora la barba, ora si !!

La regia come la sceneggiatura non sono altro che continue evoluzioni, errori di gusto, fisse.

Oggi non racconterei più la storia di TUTTE LE VOLTE perché era una storia che andava bene per la mente che avevo a quell’età.

Probabilmente non racconterei nemmeno più quella di NON TE NE ANDARE, o meglio se dovessi farlo, lo farei usando altre parole altri linguaggi filmici, rispettando sempre i miei gusti”.

Cosa ami di più di questo tuo lavoro? Quali gli aspetti che ti fanno sentire più realizzato?

“Mi piace molto lavorare con gli attori. Credo siano l’anima. Gli attori sbagliati esistono le inquadrature sbagliate invece no….

Non amo l’estetica nel cinema amo la parola. Ognuno racconta le storie che vuole e non esiste un giusto o sbagliato, ognuno le racconta come vuole ed è forse questo genere di libertà che mi affascina di più di questo mestiere.”

Nonostante la tua giovane età, ti stai facendo strada con grande spirito di iniziativa e coraggio,

C’è qualcosa che ti spaventa di questo mondo? Se ci sono, quali sono le tue paure?

“La meritocrazia…”

C’è in programma qualche altra tua realizzazione?

“Ho finito di girare due videoclip  a Roma i quali dovrebbero uscire prima della fine di agosto. Intanto stiamo lavorando per la realizzazione del cortometraggio ZAHRA, ad agosto sarò sul set di un mio amico-fratello con il suo corto AMOR TACIUTO e, nel frattempo, scrivo la sceneggiatura del mio prossimo film…”

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