Domenica 20 Maggio 2012
   
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HA PRESO IL VIA "L’UNITÀ D’ITALIA VISTA DA SUD"

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Fratelli d'Italia, / l'Italia s'è desta, / dell'elmo di Scipio / s'è cinta la testa. / Dov'è la Vittoria? / Le porga la chioma, / che schiava di Roma / Iddio la creò. / Stringiamoci a coorte, / siam pronti alla morte. / Siam pronti alla morte, / l'Italia chiamò. /
Stringiamoci a coorte, / siam pronti alla morte./ Siam pronti alla morte,  / l'Italia chiamò, sì!

 

È stato “Il Canto degli Italiani” (meglio conosciuto come “l’Inno di Mameli”), inno nazionale della Repubblica italiana, ad aprire, ieri, la serie di conferenze, organizzate dal Centro Studi di Storia Cultura e Territorio di Sammichele di Bari, per celebrare il 150˚ anniversario dell’Unità d’Italia.

L’iniziativa intitolata “L’unità d’Italia vista da Sud”, che ha preso il via lo scorso 20 Settembre con la presentazione del programma, si compone di un incontro al mese, per un totale di 11 incontri, che termineranno a Novembre 2011.

Lungo il corso di questo cammino, grazie alla collaborazione di eminenti studiosi e di associazioni ed enti qualificati, si esploreranno lo sviluppo del Meridione, dal periodo normanno all’Unità e gli elementi fondamentali della condizione sociale, politica ed economica del Mezzogiorno, dal 1861 ad oggi.

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Ad aprire la suddetta serie di incontri è stato il Prof. Angelantonio Spagnoletti – docente ordinario di Storia moderna presso l’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari – che ha sottolineato come il Sud, nell’ottica di molti storici e storiografi, è apparso come un territorio fertile, dalla natura rigogliosa e serena, costantemente ambito dai sovrani, ma pieno di guerre.

 

Interessante notare come l’evidente diversità tra il Nord e il Sud che, attualmente, appare sempre più come un ostacolo o un abisso da colmare, creando costanti polemiche (pensiamo proprio a quella legata “all’Inno di Mameli” e alla volontà delle regioni padane di volerlo sostituire con il “Và pensiero”), nel tardo Medioevo e all’inizio dell’età moderna era un ricchezza. Il Mezzogiorno, infatti, non era subordinato al Settentrione ma, al contrario, soprattutto sotto il profilo economico, tra le due parti vi era forte integrazione e collaborazione.

E che dire poi dei popoli che hanno dominato il Meridione (dai tedeschi ai francesi, dagli spagnoli agli arabi, tanto per citarne alcuni) arricchendo, in tal modo, la cultura, la lingua e l’architettura, non soltanto del Mezzogiorno, ma di tutta l’Italia.

Proprio in relazione alla differenziazione Nord-Sud che non è atta a indicare una semplice collocazione geografica, ma una più profonda scissione ideologica, oseremmo dire “tanto rumore per nulla”, soprattutto alla luce dei fertili scambi intellettuali – passati e presenti – tra Sud e Nord, che hanno reso la nostra Patria degna di meriti e considerazioni.

Un percorso interessante quello proposto dal Centro Studi che affronterà, sotto diverse prospettive, questioni basilari per il Sud e per l’Italia stessa non solo di ieri, ma anche di oggi. Problematiche che, sebbene siano passati quasi 150 anni da quando nel 1861 avvenne l’unificazione d’Italia, non sono del tutto o per niente risolte.

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