UN LIBRO PER NON DIMENTICARE PEPPINO IMPASTATO
Un appuntamento per non dimenticare e permettere che Peppino Impastato, e chi come lui ha costantemente vissuto animato dagli ideali di giustizia e libertà dal potere mafioso, siano sempre presenti tra noi: è stato questo il senso dell’incontro di ieri, che ha segnato l’avvio del circolo “Sinistra Ecologia e Libertà” di Sammichele.
E chi meglio di Giovanni Impastato, fratello di Peppino, per celebrare e raccontare la vita di un eroe dei nostri giorni? Un eroe, così definiamo Peppino, perché gli eroi non sono solo quelli delle favole o dei cartoni animati, ma sono uomini che nel corso della loro vita si battono, sino alla fine, per le idee in cui credono e che, a volte, come nel caso del nostro eroe, la vita la perdono.
Ma i sacrifici e le lotte non sono vani se c’è chi ricorda, ogni giorno. La memoria non deve essere un insieme di tanti piccoli cassetti che si aprono solo quando vengono sollecitati; la memoria deve essere una fiaccola sempre viva che, quando sta per spegnersi, necessita di essere alimentata da persone come Giovanni Impastato, definito dal giornalista Alessio Viola, “manutentore della memoria”.
“Resistere a Mafiopoli”, oltre a restituirci queste immagini (rese in maniera autentica nel film “I cento passi” di Marco Tullio Giordana del 2000), ci dona un ritratto di Peppino più intimo e quotidiano, raccontato attraverso i sentimenti di suo fratello Giovanni.
Egli ha ricordato quando da piccoli, lui e Peppino, giocavano nella tenuta dello zio Cesare Mansella, uno dei capi della cupola mafiosa, e, quasi come se fosse una condizione ‘normale’, si alimentavano di natura e mafia. Ma quando Mansella fu ucciso con un’autobomba nella sua tenuta, Peppino, ragazzo sensibile, osservando una natura ormai non più verde ma opaca come una cartolina in bianco e nero, disse “SE QUESTA È MAFIA, IO PER TUTTA LA VITA MI BATTERÒ CONTRO”.
Da questo momento ebbe inizio quella che Giovanni ha denominato la “rottura”: Peppino respinse la mafia rompendo anche con la sua famiglia, affiliata al clan del potente Gaetano Badalamenti. Nel 1977, con Radio Aut, Peppino iniziò ad attaccare apertamente la criminalità organizzata, usando – come ha affermato suo fratello Giovanni – “un’arma più forte del bazooka, della lupara: l’ironia”. I più grandi boss mafiosi, sbeffeggiati, iniziarono, così, a perdere consensi, ad essere disprezzati da chi, prima, li aveva serviti e rispettati.
Peppino venne ucciso nella notte tra l’8 e il 9 maggio, a 32 anni. Il suo corpo venne fatto saltare in aria, nei pressi della stazione di Cinisi, sui binari della linea ferroviaria Palermo-Trapani, simulando un attentato dinamitardo terroristico.
Assieme alla libertà e alla giustizia, la legalità ha caratterizzato la vita di un uomo che non ha accettato il “PUZZO DEL COMPROMESSO MORALE, DELL’INDIFFERENZA, DELLA CONTIGUITÀ E QUINDI DELLA COMPLICITÀ” (con le parole di Paolo Borsellino).
Una legalità che non si esaurisce nel rispetto delle leggi, ma che parte dal rispetto della dignità umana. Don Milani ha detto “L’obbedienza non è una virtù”, Giovanni Impastato dice “La disubbidienza civile serve a mantenere alti i valori”.
Ricordando Peppino Impastato, la lotta alla mafia, la tutela della legalità, il diritto alla libertà e il rifiuto degli espedienti, sperando in un’Italia migliore, citiamo un inciso che nessuno dovrebbe mai dimenticare: “CHI TACE E CHI PIEGA LA TESTA MUORE OGNI VOLTA CHE LO FA, CHI PARLA E CHI CAMMINA A TESTA ALTA MUORE UNA VOLTA SOLA” (Giovanni Falcone).
Peppino non ha mai piegato la testa, al contrario ha camminato a testa alta cercando di non essere indifferente ai soprusi; fisicamente è morto una volta sola, con lo spirito è sempre vivo nella memoria di molti di noi.
Ieri, in modo particolare, con il contributo del musicista Beppe Cordaro che ha suonato e cantato alcuni brani dei cantautori prediletti da Peppino (De Gregori, Guccini), con le letture di alcuni passi di “Resistere a Mafianopoli” ad opera dell’attrice Ileana Pepe e con la presenza di Giovanni Impastato, Peppino ha brillato, come la luna, nel cielo di Sammichele.
Perché Peppino è come la luna: si vede con le tenebre perché, come la luna, illumina le tenebre.
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