Domenica 20 Maggio 2012
   
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GLI AFFRESCHI .. DI SANTA MARIA DEL CARMINE

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Un lavoro che conduce alla conoscenza del grande patrimonio artistico rappresentato dagli affreschi della chiesa della Maddalena, è così che possiamo definire ‘Gli affreschi dell’antica chiesa di Santa Maria del Carmine’, l’ultimo libro realizzato dalla prof.ssa Maria De Palma Madaro, presentato ieri, presso il salone della Biblioteca Comunale.

La ricerca di Maria De Palma (membro del Centro Studi Storia e Cultura del Territorio) avrebbe dovuto costituire una piccola sezione rientrante in uno studio più ampio relativo alla storia dell’associazione laicale – dal nome ‘Cappella del Carmine’ – nata negli ultimi decenni del Seicento a Casal San Michele, che, con grande probabilità, commissionò tali affreschi.

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In realtà, l’indagine condotta sulle pitture – basata su fonti storiche e continui confronti critici – si è rivelata meravigliosamente complessa, tanto da dare vita ad un intero manuale. “Quando mi sono messa a leggere questi affreschi non pensavo di arrivare qui”, ha, infatti, dichiarato la studiosa. “Fui folgorata dal vedere questa nicchia”, ha, inoltre, affermato l’autrice in riferimento alla prepotenza invasiva con cui gli affreschi, mostrandosi allo spettatore, tendono ad ampliare lo spazio absidale, riducendo quello delle navate.

 

Il ciclo pittorico dedicato a Maria (in alto abbiamo la Vergine trionfante e Santi,  l’Assunzione della Vergine, l’Annunciazione; sulla sinistra un grande affresco che riproduce la Natività di Gesù con l’adorazione dei pastori; sulla parete di destra la descrizione della Natività della Vergine) è stato riportato alla luce nel 1982, in seguito ai lavori di restauro della chiesa, commissionati dalla sovraintendenza. Sino a quel momento le pitture sono state ricoperte da uno strato di calce bianca, che, secondo Giacomo Spinelli (anch’egli membro del Centro Studi Storia e Cultura del Territorio), servì a disinfettare le pareti della struttura, che ospitava un cimitero sotterraneo, in seguito all’epidemia di colera scoppiata nel 1836 in tutta Italia e, in particolar modo, al Sud.

L’analisi degli affreschi, come ha sottolineato la prof.ssa Belli D’Elia (specialista dell’arte medievale, direttrice della Pinacoteca di Bari dal 1977 al 1997 e docente di Storia medievale alla Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Bari, sino al 2006) è risultata un “lavoro estremamente impegnativo” volto a recuperare il nome dell’autore e la data di realizzazione del complesso pittorico.

Pur non potendo risalire a questi dati precisi, a causa della scarsezza di documenti esistenti in riferimento alla chiesa e, nello specifico, alla commissione degli affreschi, dalla ricerca di Maria De Palma e dal raffronto con pitture presenti nelle chiese del sud Italia, è emerso che tali affreschi sono riconducibili alla scuola napoletana (a cui la Puglia è stata connessa tra il ‘600 e il ‘700) e che tra le varie scene raffigurate nella chiesetta vi è un tratto continuo tipico dello stile barocco.

Un testo importante, dunque, che si pone come tramite di una cultura e come base per la conoscenza di questo imponente patrimonio culturale, artistico e religioso appartenente alla nostra comunità. Come ha affermato il prof. Michele D’Elia nella prefazione de Gli affreschi dell’antica chiesa di Santa Maria del Carmine da lui curata: “questo libro […] si rivolge non solo agli specialisti ma soprattutto a un più vasto pubblico, al quale fornisce, a completamento di un testo gradevole, ricco di spunti ma di facile accesso, alcuni importanti strumenti di conoscenza”.

Durante la presentazione, lo stesso, rivolgendosi all’autrice e ai numerosissimi ospiti presenti, ha affermato: “Cosa importante è conoscere casa tua, le tue radici, per essere orgogliosi di ciò che abbiamo”.

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