
Sabato 23 gennaio si è svolta presso l’istituto comprensivo “Dante Alighieri” di Sammichele di Bari l’ottava lezione della Scuola di Formazione Socio Politica, proposta al paese dall’Associazione alla promozione sociale “Plurale” e inserita in una rete di scuole organizzate dal gruppo “Cercasi un fine”.
Si è giunti ormai a metà strada del primo anno per il quale sono previste, in base all’organizzazione interna della scuola divisa in tre anni, lezioni che affrontano tematiche generali sui fondamenti dell’impegno sociale e politico, declinato nelle varie letture che esso può assumere. In particolare l'aspetto analizzato in questa lezione è stato il rapporto tra la Politica e la Costituzione illustratoci dal prof. Nicola Colaianni, docente di diritto costituzionale presso l’Università di Bari. Ma a parlarci, con orgoglio e una certa commozione, non è stato solo il semplice conoscitore della materia ed esperto del tema, ma un uomo, cittadino e italiano.
La lezione è stata volutamente introdotta ponendo l’attenzione sulla grande contraddizione tra il metodo che concretamente viene adottato nella pratica del fare politica e quello che invece la Costituzione, intesa come pura teoria politica da mettere in atto, in realtà afferma. All’interno della Costituzione non vi è una definizione di politica, non vi sono articoli che ne esplichino il suo significato; l’unico articolo in cui compare il termine “politica” è l’art. 49. secondo il quale si realizza politica, da un punto di vista nazionale, per mezzo dei partiti e la determinazione della politica deve avvenire con “metodo democratico”, metodo difficilmente riscontrabile nella pratica.
Fatta questa premessa abbastanza critica sul nostro tempo, il professor Colaianni ci ha indotti a comprendere e riconoscere l’importanza e la bellezza della Costituzione Italiana che deve essere per noi motivo di vanto e, pertanto, sottoposta a particolare tutela da eventuali revisioni e cambiamenti. La Costituzione Italiana è, infatti, non un elenco di leggi, di norme da rispettare, ma molto più: è intenzione utopistica, è una stella polare, è modello da seguire.
La straordinarietà della nostra Costituzione è spiegabile anche se si pensa alle circostanze storiche in cui fu fondata. La Costituzione italiana non è altro che la voce dei partigiani i quali, dopo anni di dominazione straniera e di lotta di liberazione dal fascismo, pretendono non solo nuove leggi per il loro paese ma anche un mondo migliore, un futuro più giusto. Grande è stata l’intuizione di uno dei “padri costituenti”, Giuseppe Dossetti, che ha fatto sì che il punto di partenza, il fulcro della Costituzione fosse “la persona”. Questa intuitiva priorità, inizialmente non compresa del tutto, ma fortunatamente approvata, ha fatto in modo che la Costituzione mediasse e sintetizzasse allo stesso tempo le tre grandi correnti politico-ideologiche: la cattolico-popolare, la socialista – comunista e la liberale. Dossetti affermò che come priorità assoluta deve esserci “la tutela della persona che si viene a formare individualmente e nelle formazioni sociali”. E’ la persona il centro dell’attenzione sì nella sua individualità ma una individualità che si mette in relazione e con Dio e con l’altro per mezzo delle formazioni sociali. Secondo questa lettura è possibile apprezzare alcune particolari sfumature negli articoli della nostra Costituzione.
L’art. 36 ad esempio afferma che “il lavoratore ha diritto alla retribuzione proporzionata al lavoro svolto”. Ma non solo. Continua precisando che tale retribuzione deve essere “... in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa”. Questo evidenzia come, “in ogni caso”, prima di tutto, deve esserci la tutela della persona, quindi la garanzia di una esistenza libera e dignitosa, soglia minima da assicurare a tutti e che non può essere considerata come una variabile delle leggi del mercato. Stessa discorso per la salute che nell’art. 32 viene definita non solo “diritto di ognuno”, ma anche, in una visione solidale e di apertura all’altro, addirittura “interesse dell’altro”.
La Costituzione è l’unica forza esistente che disegni un “patto di convivenza” fra tutte le forze politiche, per cui quella che vince non vince mai fino in fondo. La Costituzione non è e non deve essere uno strumento in mano ai vincitori delle elezioni ma un strumento di tutti, vincitori e vinti, e per tutti.
È la garanzia che i diritti della minoranza saranno sempre rispettati, che i diritti di ognuno, “in ogni caso”, saranno salvaguardati. La Costituzione è un porto sicuro, una casa che ospita, è braccia aperte che accolgono, uno strumento che ci vuole bene e che deve essere posto al di sopra di tutti, anche degli stessi legislatori. L’invito che il professore ci ha fatto è innanzitutto quello di conoscere la nostra Costituzione, di tenerla a portata di mano nella nostra biblioteca personale, di insegnarla e farla studiare nelle scuole per poterne comprendere la reale importanza e custodirla gelosamente.
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